Cooperative sociali, evitato il taglio del 5%

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GESTIONE SOCIO-SANITARIA. A palazzo Balbi si prepara una delibera-quadro, anche per evitare l'allarme creato da qualche dg che si è lanciato nell'applicare i tagli La soluzione chiesta da Zaia ai suoi: trasformare chi gestisce Ceod e altro in “convenzionati” per evitare la scure nazionale Uno dei Ceod del Veneto: spesso si sono fatti sentire per difendere le risorse per la loro realtà Spunta a Venezia la soluzione anti-tagli del 5% nel sociale. I fornitori di prestazioni socio-sanitarie, ovvero le cooperative, fra cui quelle che utilizzano soggetti svantaggiati, i Ceod, i gestori di centri diurni per disabili, verrebbero considerati alla stregua del personale sanitario convenzionato. Tutti i servizi di natura sociale sarebbero quindi etichettati come “emanazione di strutture accreditate, cioè di case di cura e ospedali privati”. E sarebbe una soluzione, perché così su di essi le Ulss non taglierebbero più il 5 per cento in base all'obbligo imposto dal governo con il decreto legge 95 sulla spending review ma solo lo 0,5 per cento quest'anno e l'1 per cento nel 2013. Nel frattempo la Regione studierebbe un'ulteriore soluzione per cercare di drenare l'onere oggi a carico delle Ulss fra le pieghe del fondo sociale di 721 milioni. I contratti non si toccherebbero, ma la Regione, come fa con le strutture accreditate, detterebbe le tariffe standard.

UNA DELIBERA-QUADRO. Tutto dovrebbe essere formalizzato in una delibera-quadro che confermerebbe per i prossimi 3 anni anche l'entità del fondo per la non autosufficienza. È questa l'ipotesi che avanza. Il governatore Luca Zaia ha chiesto al segretario regionale Domenico Mantoan di trovare una via di uscita a una questione che stava diventando assordante con prese posizioni molto critiche a palazzo Ferro Fini. Così Mantoan ha convocato a Venezia i rappresentanti del sociale, per poi concertare una misura che dovrebbe tranquillizzare il settore.

L'ALLERTA DATO E LA FRETTA DI ALCUNI DG. Ma per capire andiamo con ordine. È infatti accaduto che, dopo la circolare spedita da Mantoan ai direttori generali del Veneto per ricordare la norma che riduce del 5 per cento la spesa per beni e servizi, ma anche per preannunciare l'invio di chiarimenti sugli ambiti verso cui indirizzare i tagli, parecchi dg non abbiano perso tempo. Hanno subito scritto a fornitori e ditte aggiudicatarie di appalti, comprese le cooperative sociali, per comunicare che tutte le fatture sarebbero state decurtate del fatidico 5 per cento. Fra le righe della circolare di Mantoan si sarebbe potuto leggere l'invito a stare fermi con l'applicazione della spending in nicchie particolari come le case di riposo e i disabili. Qualcuno lo ha fatto. Altri manager, nel dubbio o forse per il timore di incorrere in possibili future sanzioni da parte della Corte dei conti, non se la sono sentita di aspettare. Dura lex, sed lex.

LA BUFERA NEL SOCIALE. A questo punto l'arcipelago del sociale è andato in crisi, perché la ricaduta potrebbe essere pesante su forniture e prestazioni. I prezzi sono già molto bassi. Spesso si impiegano nei servizi gli stessi disabili come formula di integrazione. In più pure il rischio della possibile revoca dei contratti nel caso di uno scostamento dei prezzi del 20 per cento rispetto alla spesa standard indicata dal ministero della salute. Preoccupati anche i sindaci e le conferenze delle Ulss, come noto, deputate alla programmazione dei servizi socio-sanitari.

LA LETTERA DELLE CONFERENZE DEI SINDACI. «Ne abbiamo parlato con il commissario Bondi - spiega Mantoan - . Gli abbiamo detto che siamo una Regione virtuosa. Ma a Roma non ci sentono. Hanno deciso che il Veneto può risparmiare 450 milioni. Il fatto è che si continua a non capire come il nostro sia un sistema misto socio-sanitario». Ora, comunque, la soluzione escogitata rimetterebbe le cose a posto, rispondendo anche ai desiderata dei sindaci della Conferenza regionale permanente per la programmazione socio-sanitaria presieduta da Alberto Toldo, che sulla questione ha avuto un incontro con Mantoan, per poi inviare a Zaia, alla giunta regionale e alla quinta commissione un documento approvato all'unanimità, con cui si sollecita una delibera urgente. «È fondamentale – questa la sostanza - escludere l'applicazione della spending review in tutti quei servizi rivolti alle categorie deboli che solo nel Veneto sono strettamente connessi al servizio sanitario nazionale. Dipendenze, minori, disabilità, anziani, salute mentale non possono essere oggetto di tagli». Nel documento anche una pungente nota polemica. «Ci preoccupa il disordine sparso con cui si sono mossi alcuni direttori generali, con atteggiamenti da “più realisti del re”. È necessario un provvedimento che faccia chiarezza e ponga uniformità interpretativa, sgombrando il campo da forzature illegittime verificatesi anche nel Veneto». Al termine un invito preciso: «Chiediamo che siano approvate le linee di intervento proposte dal segretario Mantoan, attuando il taglio richiesto dal governo interamente in ambito sanitario».

I PROJECT FINANCING. Non solo il sociale. Toldo, nell'odg della Conferenza, chiede che nella dgr sulla spending review ci siano esplicite indicazioni anche sui project financing che riguardano 4 Conferenze venete. «Le aziende devono essere chiamate ad un percorso di rivisitazione della spesa, distinta dai canoni collegabili all'investimento dei privati, dando luogo ad un osservatorio pubblico che monitorizzi l'impatto dei project financing sulla spesa sanitaria». Franco Pepe

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